Archipelago Raid 2009

Una regata difficile, superba, unica

Era l'ottobre 2008 quando ho telefonato ad Andrea per proporgli l'Arcipelago Raid, una regata di cui avevo semntito parlare in luglio durante il mondiale di J80 a Kiel. Dicevano affascinante, dura, sfiziosa, complicata, difficile, avventurosa, completa! Tutti questi aggettivi mi hanno scatenato una gran voglia di partecipare, e così dopo che uno dei più bravi velisti e navigatori che conosco ha accettato di intraprendere con me questa avventura abbiamo spedito la domanda di partecipazione, che è stata accettata in maggio 2009.

La risposta positiva è arrivata un pò in ritardo; trovare gli sponsor, la barca, fare la preparazione fisica e allenamenti in acqua, contattare i media etc. non era cosa da poco da organizzare in soli due mesi. Essere i primi italiani ammessi alla regata conosciuta come la più dura del mondo, ci ha caricato a tal punto da riuscire nell'impresa. Prepararsi per una regata in coppia, con un catamarano Formula 18, dove non ci sono limiti alle possibilità fisiche, dove tutto è ammesso pur di arrivare a patto di fare tutto da soli, senza aiuti dall'esterno, si presentava come una bella sfida. E' ammesso remare, nuotare spingendo la barca, tirarla nei bassi fondali, spingerla sulla spiaggia per non circumnavigare l'isola, pompare con le vele, tutto insomma!

Il percorso dell' Arcipelago raid si svolge attraverso le isole svedesi e finlandesi, più di 100.000 isole con partenza ed arrivo da Stoccolma per un totale di circa 600 miglia. L'intrigo è di riuscire ad arrivare ai vari check point sparsi tra le isole attraverso il percorso più conveniente dove spesso I passaggi sono larghi soltanto 3 metri. Il check point può essere una trombetta posta sulla spiaggia o una barca da girare, un'isola, o un passaggio. Spesso le spiagge sono di sassi, quindi una persona tiene la barca a 10 metri dalla riva e l'altro corre a suonare la tromba il più rapidamente possibile, poi via remando al massimo per riprendere l'apparente (sotto i 5 nodi si rema). Per dormire tendina, rigorosamente bagnata e sacco a pelo umido concludono una giornata di 18 ore di media sul catamarano. GPS al polso e carte a tracolla sono d'obbligo, Camelbag e barrette energetiche sono il menù.

Una regata difficile, superba, unica

Ad ogni campo, dopo che l'ultimo concorrente ha toccato terra, viene consegnato il percorso con i punti check point del giorno successivo ed un piatto caldo, l'unico conforto. Non è raro vedere persone che mangiano con una mano e riparano derive e quant'altro con l'altra, con la terza mano inseriscono la rotta sul GPS e sulle carte, tanto poco è il tempo a disposizione. Il medico ha sempre il suo bel da fare ad incerottare dita e mani sanguinanti. Spesso si arriva a terra alle 22,00 e si riparte alle 4,00 del mattino successivo, un vero tour de force, che perdona I primi due giorni, e massacra i successivi!

Bagnati dalla mattina alla sera, mani con le vesciche e braccia scariche, sono compensati dal meraviglioso e fiabesco paesaggio nel quale ogni giorno ci si immerge. Scogli sommersi e secche sono sempre in agguato, non essendo sempre segnalate, quindi lo zoom del GPS è una delle cose più usate. L'ottima organizzazione della regata, da parte di gente esperta fa si che i concorrenti possano pensare solo alla performance sportiva, tralasciando il fattore sicurezza, che invece in altri casi è fondamentale. Ad ogni partenza elicotteri seguono l'evento, tv e giornalisti sulle barche appoggio sono numerosi, una manifestazione molto seguita a livello mondiale. I partecipanti sono gli skipper più accreditati, provenienti da tutte le discipline della vela, spaziando da Olimpiadi, Volvo Ocean Race, oceanici solitari, campioni del mondo, etc.

La nostra barca gentilemente prestata dall'importatore italiano Hobie Cat era un Tiger 18, che purtroppo si è rivelata un pò lenta rispetto alle nuove barche, ma che, di contro, ha anche riportato i minori danni in quanto più resistente. Per gli allenamenti e la messa a punto della barca, siamo stati gentilmente ospitati dal Circolo Vela Torbole situato in un posto strategico per allenarsi con vento forte, e sempre disponibile ad aiutare chi si cimenta anche in un tipo di vela che in Italia è poco considerato, e che invece nel resto del mondo è una realtà ben definita e molto attiva.

Una regata difficile, superba, unica

In particolare, questo tipo di Raid stà prendendo piede. Vuoi per la formula un pò libertina, per il tipo di preparazione da fare veramente specifico, sia fisico, che sulla barca, rispetto alle normali regate del circuito tra le boe, scuscitando interesse e curiosità.

Io credo che un circuito Raid sia alle porte, attirando sempre più numerosi i partecipanti e sempre più specializzati verso un tipo di vela futuristica e se vogliamo piu completa, sotto il punto di vista sportivo. Purtroppo noi siamo stati un pò sfortunati, in quanto Andrea è partito con una costola rotta, procurata da un incidente in moto un mese prima della partenza, e trè punti al sopracciglio sx un giorno prima della partenza causati da uno scivolamento scaricando la bicicletta dal carrello della barca, quindi occhio chiuso e bello nero. Infine è toccata a mè, dopo due giorni di regata, una grande botta al dorso della mano mi ha causato una forte tendinite, costringendoci al ritiro prima dell'arrivo del quinto giorno.

Stanchi ed un pò amareggiati, mentre tornavamo alla base di partenza, già facevammo programmi per la prossima partecipazione dove arriveremo sicuramente più pronti, avvalendoci dell'esperienza accumulata. Risultato finale, una regata indimenticabile tra paesaggi che meritano e persone che amano lo sport in maniera pura ed onesta, una delle regate più belle alla quale io abbia mai partecipato!

 

Tutte le foto sono disponibili nel fotoalbum

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